I SS. Martiri Raffaele, igumeno, Nicola, diacono, e Irene

Icona di F. Kontoglou

 

I Martiri Raffaele, Nicola e Irene.

La località chiamata Karyes, presso Thermi, sull’isola di Lesvos è un territorio collinare, ricco di boschi e uliveti. Alle colline di Karyes è stato dato da tempo immemore anche il nome di Kaloyeros (monaco), probabilmente a causa delle frequenti apparizioni di un monaco, che molti abitanti avevano visto vagare con un turibolo in mano, e svanire in un bagliore di luce. Nel 1917, Hasan Bei, un turco che possedeva un oliveto sulla collina di Karyes, incaricò l’ufficiale di Polizia Efstratios Sitara di risolvere il mistero. L’indagine fu presto abbandonata, ritenendo che le apparizioni fossero di natura sovrannaturale.

Sulle colline di Karyes c’è una chiesetta dedicata alla “Panaghìa”, presso la quale gli abitanti di Thermi si recano da tempo immemore ogni martedì dopo Pasqua per celebrare la Divina Liturgia. Il motivo e l’origine di questa devozione sono stati dimenticati da secoli.

Molti abitanti del luogo hanno nel corso dei secoli dichiarato di avere visto il monaco sconosciuto, e udito un canto e il suono delle campane della cappella. La tradizione narra che questo monaco fosse stato ucciso dai turchi, ma tutti ignoravano le circostanze e la data dell’avvenimento. Era noto che sul luogo sorgeva anticamente un monastero femminile, poi distrutto dai barbari. Gli abitanti del luogo ritenevano da tempo che questi luoghi fossero santi, e irradiassero Grazia Divina.

L’uliveto passò di proprietà alla famiglia Marangos, che chiese al Vescovo locale il permesso di costruire ivi una piccola chiesa. Il 3 luglio 1959, nel corso dei lavori di scavo per gettare le fondamenta della cappella, fu trovata una tomba contenente uno scheletro umano che emanava un profumo gradevole. Il capo del defunto si trovava su una pietra rotonda, a circa 30 centimetri dal resto del corpo. Il teschio era privo di mandibola. Gli operai rinvennero a poca distanza una ceramica di epoca bizantina, su cui era raffigurata una croce.

In seguito al rinvenimento della sepoltura, si verificarono alcuni straordinari fenomeni: le ossa, gettate con malagrazia in un sacco, emettevano fragranza d’incenso. Il sacco poi, non poteva essere sollevato a causa dell’enorme peso apparente. A causa di questi ed altri fenomeni, si chiese di recitare un Trisagio per il defunto al sacerdote del luogo. Questi era assai incerto, non conoscendo il nome e l’origine della persona da commemorare. La notte precedente la celebrazione, il monaco apparve al prete e raccontò chi fosse e da dove venisse. Da quel momento S. Raffaele apparve ripetutamente a molte persone.  

Il suo nome era Georgios Laskaridis, figlio di Dionisio e Maria. Nato in una famiglia devota, aveva servito nell’esercito, ed aveva poi ricevuto la tonsura monastica prendendo il nome di Raffaele. Servì come sacerdote nella parrocchia ateniese di S. Demetrio. Divenne in seguito archimandrita, e dignitario del Patriarcato di Costantinopoli. In questa veste si recò in Francia, dove incontrò Nicola, giovane studente di Salonicco. Nicola fu colpito dagli insegnamenti e dalle parole di Raffaele, di cui diventò inseparabile amico. Nicola prese l’abito monastico, e fu ordinato diacono. Rifugiandosi dalle persecuzioni turche sull’ isola di Lesvos, vissero in un piccolo monastero sulle colline di Karyes per nove anni. Nel settembre 1462 Muhammad il conquistatore asssediò Lesvos. Il monastero non fu toccato fino all’aprile 1463, quando, durante la Settimana Santa,  si verificarono alcuni tafferugli contro gli invasori. I cristiani di Thermi si rifugiarono sulle colline di Karyes.

Il locale maestro Teodoro e il capo della comunità Basilio si rifugiarono presso il monastero di cui Raffaele era abate. Questi celebrò la sua ultima Liturgia il Giovedì Santo. Il giorno seguente i turchi giunsero al Monastero. L’abate Raffaele, il diacono Nicola, il maestro, il sindaco e le loro famiglie furono interrogati, e con la tortura i turchi tentarono di estorcere loro informazioni su dove si nascondessero gli altri abitanti di Thermi. Ad Irene, la figlia dodicenne di Basilio fu amputata la mano destra davanti ai genitori, che erano stati legati ad un albero. Fu poi bruciata viva dentro un’anfora di terracotta. I genitori e il maestro furono tutti uccisi. S. Raffaele fu torturato orribilmente a S. Nicola, che morì di crepacuore. A San Raffaele fu segata la mandibola. Poi fu ucciso. Il Monastero fu poi dato alle fiamme. La notte seguente alcuni cristiani seppellirono in segreto tutti i Martiri.

Quando negli anni '50 del XX secolo ebbero inizio le apparizioni di S. Raffaele, questi rivelò con precisione ogni dettaglio delle loro sepolture, indicando dove e in che condizioni sarebbero stati ritrovati i corpi di Nicola, Irene, e dei loro compagni di martirio. Rivelò anche sotto quale albero fosse stata sepolta la mandibola che era stata amputata. Presso il sito della Chiesa monastica fu rivenuta un’icona, sigilli cristiani e alcuni fogli manoscritti dei Vangeli.

 

Il Katholikòn del Monastero di San Raffaele a Thermi

Nel 1963 fu fondato un Monastero presso il luogo del martirio. Ad alcuni abitanti di Thermi fu indicato in sogno il nome di Eugenia Kleidara, una monaca loro sconosciuta, proveniente da Chios, quale igumena dell’erigendo monastero. Oggi il Monastero di San Raffaele a Lesvos è meta di pellegrinaggi di milioni di persone, che si recano per devozioni personali o per esprimere gratitudine per i numerosi benefici ricevuti dall’intercessione dei Martiri di Karyes.

I Santi Raffaele, Nicola e Irene sono commemorati ogni anno, il martedì della Settimana Luminosa, due giorni dopo la Santa Pasqua. Molte chiese ortodosse in tutto il mondo sono dedicate ai tre Martiri. Tra esse, la Chiesa presso il celebre Monastero cretese di Angarathos.

Questa pagina è stata redatta in segno di gratitudine verso S. Nicola, diacono, e i SS. Martiri Raffaele e Irene.

 

 

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