Theotokos, icona greca (ca 1400), e la coeva Madonna, particolare della "deisis" de: "l'Agnello mistico", di Hubert e Jan van Eyck. Gent, cattedrale S. Bavo

 

 

 

Maria tra Oriente e Occidente

 

di Basilio Petrà

(Le note a piè di pagina pubblicate nel testo originale sono riprodotte in carattere più piccolo, subito dopo il testo al quale si riferiscono)

 

E’ diffusa convinzione che la devozione a Maria costituisca un elemento di grande unione tra Oriente e Occidente. Non si può negare che questa convinzione abbia solide fondamenta; tuttavia, anche nella comprensione del rapporto con Maria si riflettono le più generali differenze tra Cattolicesimo e Ortodossia.
Dimenticare questo può portare a equivoci e ingenuità: è difficile, ad esempio, dimenticare le facce sorprese, per non dire scandalizzate, dei fedeli cattolici quando scoprono che una preghiera come l’"Ave Maria" è ignota agli ortodossi.
 

[nota del webmaster: va tuttavia ricordato, a titolo di esempio, che nelle chiese di tradizione slava il tropario “Deipara Vergine gioisci” è noto ad ogni credente, ed è cantato durante i grandi vespri, nel contesto della “grande veglia” domenicale.

Il testo: Madre di Dio Vergine, gioisci, piena di grazia Maria, il Signore è con te: benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo, perchè hai generato il Salvatore delle anime nostre]


 

  

Affresco della Theotokos, nel monastero di Visoki Decani, e "Madonna con bambino e San Giovannino", Sandro Botticelli -(1445-1510)


 

La fondamentale differenza nell’approccio a Maria è data proprio dalla ritrosia orientale nei confronti della dogmatizzzazione occidentale.
L’esperienza mariana della Tradizione orientale si esprime essenzialmente nel linguaggio innico della poesia religiosa, nella raffinata arte “retorica” delle omelie dei Padri antichi e recenti, nei colori e nelle linee dell’iconografia.

[N. Nissiotis (1925-1986), teologo greco tra i più significativi di questo secolo, immaturamente scomparso, in un suo importante articolo -”Maria nella teologia ortodossa”, in Concilium 19(1983)8, 1261-1285- ha scritto: “Quando nella vita della Chiesa tutto, dalla struttura della liturgia quotidiana attraverso un culto e un’iconografia gloriosi, parla di Maria, la teologia scolastica diventa superflua, ossia riconosce la propria inadeguatezza ad affrontare un evento tanto importante, che ha una risonanza così immediata nella vita dei fedeli (1261)”.]

Solo molto limitatamente si articola in una “dottrina su Maria” o mariologia.

[Secondo K.C. Felmy, La teologia ortodossa contemporanea. Una introduzione. Brescia, Queriniana, 1999, in senso stretto “non c’è alcuna Mariologia ortodossa” e “la Mariologia ortodossa è sempre ‘Theotokologia’, un aspetto particolare della Cristologia, Cristologia con peculiari accenti ma senza peso proprio”.]
 

 

Giovanni Bellini, "Madonna Greca" (ca. 1460-1470)

Milano, pinacoteca di Brera

 


Maria è sempre percepita e contemplata nell’unità organica del mistero della salvezza.
[La Congregazione per le Chiese orientali cattoliche giustamente scrive nell’Istruzione Con la solennità circa l’applicazione dell’enciclica Redemptoris mater alle chiese orientali in relazione all’anno mariano, 7 giugno 1987, numero 6: “La tradizione orientale colloca la figura e il ruolo della Theotokos nell’insieme organico del mistero e della storia della salvezza. Più che individuare un capitolo a parte che compendi e comprenda i meriti e il privilegio della Vergine, ella a lei si riferisce e ne contempla il mistero in una prospettiva che è ad un tempo cristologica (primizia dei salvati) e conseguentemente antropologica (la nuova creatura), escatologica (il prototipo della glorificazione finale dei santi), ecclesiologica (la nuova Eva, madre dei viventi) e in modo tutto particolare pneumatologica (la terra fecondata dello Spirito)”.]

L’Oriente, in effetti, per parlare di Maria si affida alla penetrante intuizione del sentimento più che alle definizioni razionali e ricorre a quelle immagini archetipiche, a quelle parole tenere ed elevate delle quali la Scrittura è inesauribilmente ricca.
La “teologia mariana” diventa così lode e canto, tentativo di dire l’ineffabile attraverso la sovrabbondanza delle figure e l’uso delle risorse del linguaggio “per antitesi”: il suo luogo proprio è la celebrazione liturgica. Teologia “bella” quella su Maria, ma indiscutibilmente difficile da fissarsi secondo le necessità di una rigorosa riflessione teologica.
[Nissiotis, “Maria nella teologia ortodossa”, 1275-1276: “Nella tradizione ortodossa orientale Maria è onorata e glorificata per la sua umiltà con un’esplosione di espressioni di lodi in inni e preghiere, che costituisce un tesoro nella letteratura mondiale e che rende la liturgia ortodossa una lode e un rendimento di grazie perpetui. L’inno Akathistos durante il periodo quaresimale, i quindici giorni di intercessione nella prima parte di agosto, il posto centrale assegnato a Maria in ogni riunione di culto della chiesa, fanno della liturgia ortodossa una continua venerazione della Theotokos, in quanto essa personifica il ricettacolo della grazia per tutti i fedeli nel processo del pentimento e della rigenerazione”.]
 

 

Icona della Theotokos "Aghiosoritissa" (12° sec.)

Monastero di S. Caterina, Sinai


 

Per questa ragione, l’Ortodossia ha solo limitatamente dogmatizzato su Maria.
Ha proclamato e proclama solo quel che è indissolubilmente congiunto con l’affermazione della divinità di Cristo. Così, secondo l’affermazione dogmatica del concilio di Efeso (431) contro Nestorio, Maria è per l’Ortodossia la Madre di Dio, la Theotokos (genitrice di Dio): in tutte le icone mariane, nelle quali Maria è quasi sempre con il bambino Gesù, si ritrova accanto alla Vergine il suo titolo di gloria eterna, Mêtêr Theou (Madre di Dio).
[Solo nel tipo iconografico dell’”orante” la Vergine appare senza bambino. A questo tipo appartengono icone quali la “Aghiosoritissa” (dal nome della cintura che conteneva la sacra cintura della Vergine nel santuario di Chalkoprateia a Costantinopoli), la “Blachernitissa” (dal nome della basilica delle Blacherne a Costantinopoli) e la “Deisis”. Anche la Vergine del Segno appartiene a questo tipo ma presenta il bambino in un ovale posto sul petto di Maria.]
 

Solida è anche la fede ortodossa nella verginità perpetua di Maria: Anche se nessuno dei sette concili ecumenici ha definito tale verità, tuttavia nella liturgia la Vergine è cantata certamente come la aeiparthenos (semprevergine) Maria; le icone mariane, poi, presentano sul maphorion (mantello) della Vergine le tre stelle, quella sulla fronte e le altre due sulle spalle, simboli della verginità ante partum (prima del parto), in partu (nel parto), post partum (dopo il parto).
Le Chiese ortodosse non hanno invece i dogmi dell’immacolata concezione di Maria e della sua assunzione in cielo corpo e anima.
Come è largamente noto, queste due dogmi sono stati proclamati rispettivamente da Pio IX nel 1854 e da Pio XII nel 1950 e fanno parte dunque della fede cattolica.
Anche se non mancano teologi ortodossi che considerano i due dogmi cattolici come legittime opinioni teologiche (e non di più) [Ware, The Orthodox Church, 264-265], tuttavia essi non sono generalmente accettati. Il rifiuto è assai più esteso per il dogma dell’immacolata concezione che non per quello dell’assunzione al cielo.

Il primo, infatti, si baserebbe su una visione dello stato originale dell’uomo, delle conseguenze del peccato di Adamo e della redenzione diversa da quella ortodossa; inoltre Maria verrebbe così ad essere separata dal suo popolo, il popolo di Israele.
[P. Evdokimov (L’Ortodossia, Bologna 1966, 214 nota 110) non può accettare l’Immacolata concezione, al tempo stesso non vuole negare la verità delle apparizioni di Lourdes; così afferma che le parole della Vergine dette a Bernadette Subirous (“Io sono l’Immacolata concezione”) il 25 marzo 1858, cioè il giorno festivo dell’annunciazione, farebbero riferimento all’immacolata concezione di Gesù e non di se stessa.]
 

 

Dormizione della Theotokos, particolare

pittura murale contemporanea (ΠΑΧΩΜΑΙΟΙ)

[courtesy: http://www.eikonografos.com]

 


Nel caso del secondo, invece, oltre al fatto stesso della dogmatizzazione “non necessaria”, si critica quell’interpretazione dell’assunzione che sembra sottrarre Maria all’esperienza della morte, Ciò che in ogni caso rimane comune è che la festa del 15 agosto (per i cattolici, dell’assunzione, per gli ortodossi, della Dormitio Virginis) è celebrazione della vittoria di Maria sulla morte e dunque di Maria come prima partecipe della potenza vivificante della risurrezione di Cristo.

 

 

Theotokos: "Kardiotissa" (16° sec.)

Chiesa di San Giovanni Prodromo, Naxos, Grecia

[courtesy: http://www.eikonografos.com]

 

 

 

 

 


 

Il testo qui riprodotto è tratto dal volume di Basilio Petrà: La Chiesa dei Padri - Breve introduzione all’Ortodossia (Dehoniane, 2a edizione. Bologna, 2007).

Basilio Petrà (Arezzo 1946), figlio di genitori greci, è presbitero della diocesi di Prato, laureato in filosofia e dottore in teologia morale. Ha studiato presso la Holy Cross School of (Greek Orthodox) Theology (Brookline, Boston, USA) con scholarship della allora Greek Orthodox Archdiocese of North and South America, e presso la Facoltà di teologia dell'Università di Tessalonica (Grecia). E' professore stabile ordinario di teologia morale fondamentale e di morale familiare presso la Facoltà teologica dell'Italia centrale (Firenze), ove insegna dal 1981; dal 1979 è docente invitato di teologia morale patristica greca presso l'Accademia Alfonsiana. Dal 1992 tiene corsi di morale ortodossa presso il Pontificio Istituto Orientale. Dal 1994 è consultore della Pontificia Congregazione per le Chiese orientali. Dal 2001 è professore invitato presso l'Istituto ecumenico San Nicola di Bari. Dal 2003 è membro del Board of Governors dell'Intams. Consigliere di redazione di varie riviste teologiche (RTM, Rivista liturgica, Rivista di ascetica e mistica, Ephrem's Theological Journal, Intams Review), ha tradotto saggi e volumi dei teologi ortodossi C. Yannaras, G. Matzarides, S.S. Harakas. Con le EDB ha pubblicato: Tra cielo e terra. Introduzione alla teologia morale ortodossa contemporanea, 1992; Il matrimonio può morire? Studi sulla pastorale dei divorziati risposati, 1996; La Chiesa dei Padri. Breve introduzione all'Ortodossia, 1998; Introduzione. Vladimir Lossky (1903-1958) "teologo della Chiesa" e "coscienza cattolica" in V. Lossky, A immagine e somiglianza di Dio, trad. it., 1999, 5-53.

 

Si ringrazia il Centro editoriale Dehoniano per la gentile concessione.
 

 

 

 

 

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