San Remo - Benedizione di un'icona di San Nicola - Cripta della Chiesa russa di Cristo Salvatore

 

Il memoriale di montenegro

presso la chiesa russo-ortodossa di Cristo Salvatore - San Remo

 


Il primo marzo 1921 si spegneva ad Antibes (Francia) Nicola I, re di Montenegro in esilio, della dinastia Petrovic-Njegos (nato il 25.9.1841). Secondo le disposizioni testamentarie, il re fu sepolto nella cripta della Chiesa russa “fino al trionfo della verità nella storia del Montenegro”. A re Nicola, padre della regina d’Italia Elena, furono solennemente tributati gli ultimi onori: le sue spoglie giunsero a San Remo a bordo di una nave militare, e alla sepoltura assistettero i reali d’Italia, la sua vedova, Milena, ed i figli. La regina Milena (22.4.1847 – 16.3.1923), morta ad Antibes due anni dopo, fu sepolta accanto al marito. Poco dopo il Comune di San Remo dedicò un monumento al re Nicola nel giardino di Villa Ormond (giardini Nobel): un busto su un alto piedistallo, vicino al quale si trova la figura di un soldato montenegrino in costume nazionale. Una lunga iscrizione enumera le qualità del defunto re “combattente, poeta, eroe, creatore della vita nazionale, ecc”.

Per l’uso della cripta dal 1921 al 1951 Casa Savoia pagò l’affitto alla comunità russa; inoltre a Sanremo si trovava un sacerdote montenegrino, P. Antonij Jaksic, che celebrava periodicamente la Liturgia nella cripta. Negli anni 1942-1943 furono inoltre iniziati i preparativi per accogliere nella cripta le spoglie dei figli di Nicola, Mirko, Danil e Petar, ma difficoltà dovute al tempo di guerra e la caduta della monarchia italiana impedirono di portare a termine questo progetto.

Alla fine degli anni ‘40, mentre la comunità stava attraversando momenti difficili, la cripta restò praticamente incustodita, e nel 1947 la cappella fu profanata da ladri alla ricerca di oggetti preziosi; queste circostanze spinsero la principessa Jolanda di Savoia, nipote dei sovrani Nicola e Milena, a far trasferire nel 1952 le spoglie dei nonni nella tenuta di famiglia del marito, il conte Calvi di Bergolo, vicino a Torino.

Negli anni ‘60 la comunità riacquistò parzialmente le forze ed il rettore con la starosta proposero di far tornare le spoglie dei reali di Montenegro. Così nel 1970, seguendo la volontà di Casa Savoia e con il permesso del Comune, le salme tornarono alla loro collocazione iniziale. Inoltre, furono deposte accanto a loro le spoglie delle figlie di Nicola, Vera (22.02.1887 – 30.10.1927, Antibes) e Xenia (22.04.1888 – 9.03.1960, Clichy). Il nipote di re Nicola, Umberto II di Savoia, dall’esilio fornì i mezzi  e il disegno per l’erezione di un sarcofago di marmo nero e per il progetto della cappella. Accanto al sarcofago fu posto un busto di Nicola, copia di quello collocato nel giardino Nobel. Sopra le tombe delle principesse furono poste le icone raffiguranti le loro Patrone celesti, Santa Xenia e Santa Vera martire.

Al momento dello scioglimento della Federazione Jugoslava e della crescita dei sentimenti patriottici in Montenegro, più forti si fecero sentire i movimenti che richiedevano il ritorno delle spoglie della coppia reale e delle principesse in Patria. Con decisione unanime della comunità russa di San Remo, del Comune e del Ministero degli Affari Esteri italiano, il 29 settembre 1989, con una solenne cerimonia i quattro feretri lasciarono la chiesa russa, diretti alla cappella reale di Montenegro a Cettigne, antica capitale del regno.

Nello stesso anno davanti all’ingresso della chiesa furono collocati i busti di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro, fusi nel 1939 da E. Monti su modello di F. Johnson, che dopo la caduta della monarchia in Italia erano stati custoditi in un deposito. I busti sono accompagnati da una lapide commemorativa in marmo.

La cripta, diventata cenotafio, funge da memoriale di Montenegro: oltre al sarcofago ormai vuoto ed al busto di Nicola, i visitatori possono infatti osservare lapidi commemorative dedicate alle principesse, l’albero genealogico dei Petrovic-Njegos, ed una documentazione fotografica sulla famiglia.

Bisogna infine ricordare che altre due figlie del re, Milica e Anastasija (le cosiddette “montenegrine”), che sposarono due granduchi russi, ebbero un ruolo rilevante alla corte imperiale di San Pietroburgo; dopo la rivoluzione bolscevica vissero anch’esse ad Antibes.

Dopo un’opera di restauro, resa possibile grazie al contributo economico della Repubblica di Montenegro e dell’Associazione Internazionale Regina Elena, il 7.10.2001 è stata riaperta al pubblico la cripta dove riposarono i reali del Montenegro, inaugurata con una solenne Liturgia alla presenza di rappresentanti di Casa Savoia, del Club Reale di Sanremo Duca Bacicin, delle Guardie d’onore del Pantheon di Genova ed Imperia e di molti fedeli ortodossi.

E’ notizia recente l’intenzione della Repubblica del Montenegro di donare alla chiesa le campane, come promesso al momento della traslazione delle salme dei reali.

 

 

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